Centuripe, Enna, Sicilia, Salvatore Rosano


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Libertini Atti dell'Accademia Nazionale dei Lincei

Pubblicazioni

Guido Libertini
Atti dell'Accademia Nazionale dei Lincei - Notizie degli scavi di antichità
Estratto dal volume I, 1947

Alcuni ritrovamenti nella necropoli in contrada «Casino»

«Nelle diverse necropoli situate nelle vallate che recingono l’acrocoro su cui sorgeva la città di Centuripe, diramando i suoi quartieri radialmente come tante appendici, quella della contrada Casino, sul lato est, ai piedi del vallone Difesa, è l’unica che abbia avuto la ventura di essere stata esplorata sistematicamente dall’Orsi in una serie di campagne di scavi svoltesi tra il 1907 e il 1909, e in qualche altra eseguita, a distanza di tempo, negli anni 1918 e 1932. Ma soltanto della prima serie di indagini fu data una particolareggiata relazione, che parlava di ben 219 sepolcri messi allo scoperto in una area assai piccola, relativamente all’estensione della necropoli stessa, sepolcri che spesso conservavano i loro segni di sepoltura e che avevano dato talora ricchi corredi funebri costituiti in gran parte da statuette fittili e da ceramiche tra le quali non mancavano frammenti di quei tipici vasi centuripini adorni di rilievi, di dorature e talvolta di dipinti a tempera, che annunziavano tutta una nuova classe di preziose testimonianze relative alla pittura antica.

Veduta della necropoli e
pianta complessiva dello scavo.

Sopra, gruppo di sepolture del lato
occidentale, pianta e sezione.

Il nuovo tratto della contrada Casino messo in luce dai recenti scavi costituisce la continuazione di quel tratto che precedentemente era stato scoperto dall’Orsi nel 1912. Le tombe erano disposte su di una specie di pianoro o di terrazza che dal lato di mezzogiorno era delimitato da un grande muro e, sebbene disposte irregolarmente, attorniavano una grande costruzione centrale di cui si sono rinvenuti i ruderi quasi al centro dell’area esplorata e la cui costruzione circolare era caratteristica. Essa era costituita da un nucleo di muratura formato da grossi blocchi, generalmente aventi quella forma sferoidale che è peculiare delle pietre di questa zona, uniti semplicemente con terra od argilla e solo all’esterno rivestiti da un intonaco biancastro, di stucco, molto sottile. Il filare inferiore poggiava direttamente sulla terra vergine senza alcun apparato di fondazione e senza nessuna risega alla base. Tipico, poi, era il modo con cui era suddivisa l’area interna di questa costruzione circolare, cioè con due muri che si incrociavano al centro ripartendo l’area stessa in quattro sezioni o spicchi uguali. La lunghezza di ciascuno di questi due muri incrociantisi era di m. 4,60; il muro periferico misurava un metro di spessore ed aveva l’altezza residua di m. 0,80.

Pianta della parte centrale dell’area esplorata e sezione delle sepolture.
Due sepolture del gruppo sud-ovest. Pianta e sezione.
Colonne venute alla luce durante gli scavi.

Che cosa sarà stata questa costruzione? A prima vista la suddivisione cruciforme interna farebbe pensare a quei «bomoi» circolari di cui si è trovato qualche esempio ad Agrigento, e poichè tali «bomoi» si trovavano entro recinti sacri a Demetra non stupirebbe il rinvenimento di una costruzione del genere, sacra dunque a divinità infere, in un’area cemeteriale. Però potrebbe anche trattarsi delle fondazioni di un grandioso mausoleo circolare tutt’altro che insolito in età ellenistica, e per le quali viene in mente anche la forma dei famosi vasi a campana centuripini i quali evidentemente imitano una costruzione funeraria di questo genere che essi richiamano con le metope e con le grondaie leonine che spesso ne decorano l’orlo sotto l’alto coperchio di forma di cupola. Dobbiamo pertanto arrestarci a queste congetture perchè l’esplorazione di questa costruzione è stata solo parziale essendo stato proposito della Soprintendenza di non distruggere i rigogliosi alberi di olivo sotto le cui radici, a sei o sette metri di profondità sotto il piano di campagna, si trovano gli avanzi di questa costruzione che aveva dunque un posto cospicuo in questo tratto della necropoli e che per i suoi sistemi costruttivi non poteva riferirsi che ad età ellenistica» (brano tratto da: Libertini, Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Notizie degli scavi di antichità. Estratto dal volume I, 1947).

Però potrebbe anche trattarsi delle fondazioni di un grandioso mausoleo circolare tutt’altro che insolito in età ellenistica, e per le quali viene in mente anche la forma dei famosi vasi a campana centuripini i quali evidentemente imitano una costruzione funeraria di questo genere che essi richiamano con le metope e con le grondaie leonine che spesso ne decorano l’orlo sotto l’alto coperchio di forma di cupola. Dobbiamo pertanto arrestarci a queste congetture perchè l’esplorazione di questa costruzione è stata solo parziale essendo stato proposito della Soprintendenza di non distruggere i rigogliosi alberi di olivo sotto le cui radici, a sei o sette metri di profondità sotto il piano di campagna, si trovano gli avanzi di questa costruzione che aveva dunque un posto cospicuo in questo tratto della necropoli e che per i suoi sistemi costruttivi non poteva riferirsi che ad età ellenistica» (brano tratto da: Libertini, Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Notizie degli scavi di antichità. Estratto dal volume I, 1947).



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