Centuripe, Enna, Sicilia, Salvatore Rosano


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Centuripe Passato e presente di una antica città

Pubblicazioni

CENTURIPE
Passato e presente di una antica città
Pagine 784 - Fotografie 2.350 - Formato 17 x 24 - Oristano 1996

PRESENTAZIONE


Fu nella primavera del 1787 che Johann Wolfgang Goethe, nel suo pellegrinaggio nelle terre d'Italia, giunse in Sicilia. Una notte calda d'Aprile, era un sabato, ebbe una visione: "Ci eravamo buttati stanchi morti sui nostri letti, in un'osteria certo non molto elegante, quando, verso la mezzanotte, mi sveglio ed ecco sopra la mia testa l'apparizione più graziosa del mondo: una stella, ma così bella come non credo d'averne visto mai. Stavo tutto rapito a contemplare il gentile fenomeno, presagio di tante cose buone; ma il dolce splendore ben presto disparve e mi lasciò solo nelle tenebre".
(J. W. Goethe, Viaggio in Italia, ed. Sansoni, trad. E. Zaniboni).
I cieli della Sicilia rivelarono al poeta del Faust la sublimità di quella terra antica, illuminandola, per lo spazio di un attimo, agli occhi attoniti di Goethe che aveva lasciato le "nubi a strisce" di Carlsbad. Era la straordinaria malìa dell'isola del sole che si svelava allo spirito tedesco, partito alla ricerca della storia e della natura mediterranea. Beati, dunque, gli uomini della Sicilia che hanno avuto in sorte di vivere nella terra dove avevano dimora dèi e ninfe, nella terra segnata dai versi immortali di Omero, di Eschilo, di Pindaro.
Gli uomini della Sicilia possiedono allora una sensibilità acuta verso la terra loro, benedetta dagli dèi. E uno di loro, Salvatore Rosano, generato da una città antichissima, Centuripe, ha voluto pagare con questa sua opera il tributo d'amore verso la sua solare isola.
Salvatore Rosano è giunto tre decenni addietro in Sardegna, l'isola che gli antichi credevano la più grande tra le isole del mondo. Tre decenni sono un tempo lungo, lungo tre volte la guerra di Troia, ma pure negli affetti conquistati nella nuova isola, Salvatore Rosano non ha dimenticato le stelle delle notti siciliane che lasciarono attonito Goethe. Con l'animo è tornato nella sua terra d'origine, rinnovando i "nóstoi", i ritorni dei guerrieri che combatterono sotto le mura di Troia.
Questo libro è il suo tributo alla sete di Sicilia.
Dal leone, dalla criniera fiammeggiante, che azzanna il grande toro abbattuto, che domina la sovracoperta, si dipana la memoria degli uomini di Centuripe. Memoria di frammenti: la città orgogliosa dei Siculi che vantavano origini comuni con i Romani e gli abitanti di Lanuvio. La città dell'architetto morto dopo ventidue anni di vita, a causa di una colonna che gli si abbatté sopra il capo. La città spogliata delle sue opere d'arte da Verre. La città della Chiesa Madre, che s'illumina nel tripudio di luci per Santa Rosalia e San Prospero. La città delle adunate, delle processioni, delle bande musicali. La città troneggiante sulle vallate fiorite di primavera. La città illuminata nelle notti dai bagliori di fuoco dell'Etna.
Questa è la città di Centuripe che Salvatore Rosano consegna a sè stesso e ai suoi concittadini, segno della memoria e pegno dell'avvenire.

Raimondo Zucca

Università di Roma "Tor Vergata"

PREFAZIONE


Questa pubblicazione non vuole essere un saggio di storia, ma una successione di avvenimenti utili a tracciare l'identità di questo paese. Nella prima parte del libro viene inquadrata geograficamente la Sicilia, con una serie di esemplificazioni cartografiche tra le quali degne di particolare rilievo sono le carte di Strabone (I sec. d. C.), della Geographia di Tolomeo (II sec. d. C.) e della Sicilia in età augustea. Nella seconda parte viene esposta una rapida sintesi storica, arricchita da disegni di Massimo Depalmas, che qui ringrazio. Segue una lunga serie di immagini di Centuripe che, anche se apparentemente possono sembrare una sezione separata dal testo, costituiscono parte integrante dello stesso, utili alla conoscenza del luogo quanto l'inquadramento geografico e l'introduzione storica.
La posizione di Centuripe, situato in un luogo montuoso, consente di realizzare una serie infinita di panoramiche da diversi punti di vista, arricchite da interessanti scorci di edifici arroccati sulle rupi, in un paesaggio tipicamente meridionale. Tali aspetti sono elementi da conservare e tutelare con un'attenta politica di recupero che miri anche alla salvaguardia delle tradizioni, degli usi e dei costumi di un popolo millenario.
Il volume è corredato da un'ampia documentazione fotografica con immagini che riprendono frammenti di vita cittadina recenti, eseguite da me in questi ultimi dieci anni e immagini effettuate, nel corso di questo secolo, da fotografi professionisti come il Cav. Achille Palermo, e Giuseppe Catania della "Foto Sicula", da "Foto Cocuzza", da "Foto Hobby" di Vito Fiorenza e da tanti altri anche dilettanti che si sono avvicendati. Molte di queste immagini potranno risultare incomplete di alcuni elementi di identificazione quali l'autore e l'indicazione dell'avvenimento in esse riprodotto, ma ciò non altera l'importanza del documento, consentendone comunque un'agile lettura ed una personale interpretazione da parte del lettore.

Da parte mia non è mancato l'impegno e la volontà di realizzare questo lavoro e proporlo a tutti i centuripini, a tutti coloro che hanno conosciuto e amano questo paese. Tutto questo si è potuto realizzare grazie a tutti coloro che mi hanno fornito le foto che gelosamente custodivano nei propri cassetti. Innanzi tutto un ringraziamento particolare alla memoria del Cav. Achille Palermo, perché con la sua opera fotografica ha documentato Centuripe in largo e in lungo. Infatti, sono quasi tutte sue le immagini riprodotte risalenti all'inizio di questo secolo e le vecchie cartoline illustrate che riproducono i paesaggi centuripini. Un grazie all'amico Natalino Grifò e ai suoi figli Gaetano e Salvatore per la grande quantità di foto e cartoline che mi hanno donato dalla loro collezione. Un grazie all'amico dott. Prospero Vitale per le interessantissime fotografie degli anni Trenta e per i preziosi consigli.

Un ringraziamento a: Francesco Arena, Graziano Bauso, Pietro Bellone, Rosetta Bellone, alla famiglia Biondi, Marta Biondi, Prospero Biondi, Prospero e Lia Biondi, Filippo Bompiedi, Graziano Bonanno, Antonina Bonifacio, Natale Bonifacio, Santina Bonifacio, Aurelio Bonomo, famiglia Cacia, Salvatore Calì, famiglia Campagna, Pasquale e Tina Carta, Dino Castiglione, Tino Chiara, Giuseppe Crimi, Santo De Maria, famiglia De Rosa, famiglia De Luca-Ingrassia, Rosa Di Marco, Di Paola-Attanasio, Biagio Fazio, Antonella Fiorenza, famiglia Fiorenza-Dill'Elba, Fiorenza-Di Paola, Giovanni Fiorenza, famiglia Fiorenza-Rosano, Salvatore Galofaro, Francesco Gulisano, Vincenzo Gulisano, Ingrassia-Adamo, Ermanno Laudani, Graziano Leanza, Romano-Maccora, Giuseppe Marino, Francesco Marletta, Ignazio Muni, Antonio Palazzo, famiglia Palazzo-Sanfilippo, Vittorio Palmisciano, Salvatore Palmisciano. Salvatore Papa, Prospero Paternò, Rosario Pelleriti, Cristina Romano, F.lli Romano, Delfio Rosano, Giovanni Rosano di Pietro, Giuseppe Rosano, Pietro Rosano di Alfio, Santina Rosano, Carmelo Russo, famiglia Saccone, Benedetto Sanfilippo, famiglia Sanfilippo, Giacomo Sanfilippo, Gaetano Scornavacche, Spina-Gagliano, Stella-Attanasio, Gaetano Stendardo, famiglia Uccellatore, Pietro Vasta, Salvatore Vasta, Zingale-Testaì.
Un ringraziamento per la loro disponibilità e cortesia ai componenti la Coop. CO.DI.LA. che gestisce il Museo Etno-Antropologico della civiltà contadina di Centuripe. All'amico Massimo Depalmas per aver illustrato con i suoi disegni l'introduzione storica. All'amico Antonio Amore per aver concesso la pubblicazione dei suoi disegni sui minatori di Centuripe negli anni Cinquanta e riassunto un breve periodo nelle miniere centuripine.
Rivolgo ancora un particolare ringraziamento all'amico Giuseppe Piras per la collaborazione nei testi.
Infine un caloroso ringraziamento agli amici archeologi Pier Giorgio Spanu e Raimondo Zucca per avermi sopportato durante la correzione dei testi.

Grazie a tutti!

Salvatore Rosano



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