Centuripe, Enna, Sicilia, Salvatore Rosano


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1999 25° Anniversario del Gemellaggio

Avvenimenti

XXV Anniversario del Gemellaggio Centuripe-Lanuvio il 18 Settembre 1999

Lapide in marmo posta nel cortile interno
del Municipio che commemora
il Gemellaggio tra i due Comuni.

Il Sindaco di Lanuvio Avv. Leonio Evangelista
e il Sindaco di Centuripe Avv. Ermanno Laudani
firmano il Gemellaggio tra i due Comuni il
18 Settembre 1974

La scoperta casuale, avvenuta alcuni anni fa nell'antica città sicula di Centuripe, nella Sicilia centro orientale di un frammento di iscrizione greca ha rilevato inaspettatamente l'esistenza di un “tratto di parentela” (“syngenela”) tra la stessa Centuripe e Lanuvio. Risulta da essa che tre ambasciatori di Centuripe, Philiarchos, Lampon e Xoarcos si erano recati a Roma e a Lanuvio, dove avevano rinnovato i vincoli di parentela già esistenti; in conseguenza di questa missione, il Senato di Lanuvio, presieduto dal dittatore Furio, figlio di Publio, e dagli edili (di uno dei quali resta il nome: Gaio Attilio) aveva votato il primo di dicembre un senatoconsulto che rinnovava i legami di parentela e di ospitalità.

(da: Gemellaggio, Lanuvio Centuripe - Lanuvio 8-11 Maggio 1975. Testo di Filippo Coarelli).

«Gli ambasciatori che, recatisi a Roma e a Lanuvio, secondo avevano le credenziali, Philiarchos figlio di Philiarchos, Lampon —, Zoarchos figlio di Meniskos, annunziano di essere andati a Lanuvio e di avere rinnovato al tempo stesso la parentela in precedenza esistente dei Lanuvini con il popolo dei Centuripini, l'impegno di ospitalità e il diritto di matrimonio, e di avere ricevuto un decreto da parte del senato dei Lanuvini. Copia del decreto: Phourios figlio, di Poplios, stratega con pieni poteri, e Gaios Atellios, figlio di —, figlio di Gaios, agoranomoi, consigliarono al Senato di rinnovare la parentela, — giorni prima delle calende di dicembre; furono accanto a colui che scriveva Leukios figlio di —, — Maarkos figlio di Kointos, Leukios Kaption figlio di Maarkos. Sulle cose di cui sopra Philiarchos figlio di Philiarckos, Lampon figlio di —, Zoarchos figlio di Meniskos, ambasciatori dei Centuripini —, per rinnovare la parentela, l'impegno di ospitalità e il diritto di matrimonio, ed esposero gli antichi accordi, consegnati ai Centuripini e ai discendenti, in una tradizione scritta; di questo fatto così sembrò giusto; che le cose che gli ambasciatori, uomini in tutto eccellenti, richiesero al popolo in tutto eccellente, e — le cose che attraverso le credenziali proclamate ad alta voce rinnovarono, queste stesse siano valide; che gli antichi accordi che dicono di avere ricevuto dai Lenuvini, anche questi siano validi; e che il decreto stilato sia inciso nel “temenos” di Heras Lanoios — che gli agoranomoi si diano cura che a Lanuvio, colonia dei Centuripini, ne sia mandata una copia...»

(da: Ansaldi, 1981. Trad. del Prof. G. Manganaro).

Il brano che segue è tratto da: Gemellaggio Lanuvio Centuripe 8-11 Maggio 1975.

«Una pietra calcarea, rinvenuta fra i ruderi antichi della contrada Crocifisso di Centuripe, fu per lungo tempo usata da una famiglia centuripina per battere le olive da farcire sopra una delle sue facce, che era la faccia più levigata. Nella faccia opposta era incisa un'iscrizione greca in dialetto dorico, che fu notata casualmente dal sig. Mazzucco di Centuripe.
Questi si accordò con l'ing. Rizzotti di Catania per farla esaminare dal valente epigrafista e docente universitario prof. Giacomo Manganaro: fu una scelta felicissima, da cui fu determinata la salvezza di quel raro documenti epigrafico per il mondo della cultura.
Il prof. Manganaro interpretò dottamente l'epigrafe, di cui tentò di colmare le lacune con la sua non comune abilità di erudito epigrafista, meritatamente apprezzata presso i dotti italiani e stranieri.
La pietra frammentaria, misurante m. 0,41 di larghezza, m. 0,30 di altezza massima e m. 0,10 di spessore nelle parti meno rovinate, faceva parte primitivamente di una stele, che doveva raggiungere presso a poco l'altezza di un metro. Non è improbabile che nella stele, dopo il testo greco, fosse stato inciso anche il corrispondente testo latino.
L'iscrizione della sicula Centuripe venne incisa in dialetto dorico, perché l'antica città fu ellenizzata tra il quinto secolo avanti Cristo e la metà del secolo successivo, e venne così a far parte della “Koinè” o comunità dorica delle città siceliote e sicule, le quali usavano il dorico come lingua ufficiale.

Questo dialetto greco continuò ad essere usato dai Centuripini per lungo volgere di tempo, anche nell'età del dominio di Roma.
Nell'epigrafe centuripina, che consta di diciotto linee più o meno conservate e di parole scritte in lettere alte cm. 1,4 nelle prime due linee e meno di un cm. nelle altre linee, si legge che tre nobili ambasciatori centuripini, Filìarcos, figlio di Filìarcos, Làmpon e Csòarcos, figlio di Menìscos, verso la fine del mese di Novembre si recarono a Roma ed a Lanuvio, per ottenere dal Senato lanuvino il riconoscimento ufficiale dei vincoli di parentela, di amicizia e di ospitalità, che legavano i Centuripini con i Lanuvini. A tale scopo portarono con sé i documenti genealogici o, secondo un'altra interpretazione, le tradizioni scritte comprovanti la parentela fra i due popoli. Era allora dittatore di Lanuvio Furio, figlio di Publio, che convocò il Senato lanuvino per dar modo agli ambasciatori centuripini, che erano dei ragguardevolissimi personaggi della loro città, di esporre la loro richiesta.
Con il dittatore Furio collaboravano l'edile Gaio Attilio ed un altro edile che era figlio di un certo Gaio. La convocazione avvenne prima delle Calende di Dicembre: il Senato di Lanuvio riconobbe la fondatezza della richiesta centuripina ed emanò il decreto di convalida dei remoti vincoli di parentela fra i due popoli. All'estensione del decreto assistettero Lucio, Marcio, figlio di Quinto, e Lucio Cattio, figlio di Marco.
Fu provveduto a tramandare l'evento alla memoria dei discendenti, come accenna l'epigrafe; pertanto è facile dedurne che la parte essenziale del decreto del Senato lanuvino venne poi incisa su due stele, che furono certamente collocate in luoghi pubblici importanti oppure nell'area sacra di qualche santuario delle due città. Sicuramente nella stele lanuvina il testo latino precedeva quello dorico, ammesso però che l'epigrafe primitiva sia stata bilingue.
Nell'iscrizione è nominata la “colonia dei Centuripini” in una linea lacunosa, che non consente di precisare maggiormente il significato della frase.
Da alcune caratteristiche dell'epigrafe ed attraverso altre considerazioni di carattere storico il prof. Manganaro dedusse dapprima che l'evento risalisse al periodo che va dal 44 al 42 avanti Cristo oppure agli anni successivi al 36 avanti Cristo; poi da altre riflessioni è stato indotto a fare risalire l'epigrafe al secondo secolo avanti Cristo.
Il prof. Manganaro espose il risultato dei suoi studi sull'autorevole rivista dei “Rendiconti della Accademia di Archeologia Lettere e Belle Arti” (Nuova Serie - Vol. XXXVIII, 1963, Napoli MCMLXCIV).

Nel Luglio del 1971 comunicai l'interessante studio del Manganaro sulla rivista “Castelli Romani” (n. 7) e nell'articolo “Un gemellaggio antico” proposi “agli amici di Lanuvio di studiare la possibilità di procedere al rinnovamento del gemellaggio con i discendenti della città siciliana” di Centuripe.
Il mio invito fu raccolto con entusiasmo dal colto centuripino Brex, presidente dell'associazione culturale “Aborigeni d'Italia”, e dal benemerito centuripino dott. Rosario Di Luca, che, d'accordo con il presidente della Pro Loco lanuvina dott. Simone Frezza, posero le prime basi per la realizzazione del gemellaggio.
La morte inflessibile rapì precocemente il compianto amico Giuseppe Brex; ma l'opera avviata venne continuata con intelligenza e costanza encomiabile dal dott. Frezza e dal dott. Di Luca. L'umanissimo e dinamico avv. Ermanno Làudani, sindaco di Centuripe, ed il dott. Leonio Evangelista, degnissimo sindaco di Lanuvio, coadiuvati dai loro collaboratori, resero possibile la celebrazione del gemellaggio, che fu consacrato a Centuripe il 18 Settembre 1974.
Fra un tripudio festante e fra manifestazioni di sincera fraternità e di vera amicizia verso la dignitosa delegazione lanuvina capeggiata dal dott. Evangelista, la bella e scenografica città sicula dalle luminose chiese e dai notevoli monumenti antichi celebrò nell'ampio cortile del palazzo comunale il rito del rinnovato affratellamento tra i due popoli ed a perenne ricordo del lieto evento il Sindaco di Centuripe fece porre nell'atrio comunale una lapide marmorea con l'iscrizione:

"Nello spirito degli eterni valori di libertà di pace e di giustizia le rappresentanze municipali qui riunite delle città di Lanuvio e Centuripe rinnovano e rinsaldano l'antico patto di amicizia e di fratellanza delle loro genti".

Il Sindaco di Lanuvio LEONIO EVANGELISTA - Il Sindaco di Centuripe ERMANNO LAUDANI
Centuripe, 18 Settembre 1974
(da: Gemellaggio Lanuvio-Centuripe, Lanuvio 8-11 Maggio 1975 - Testo di Francesco Dionisi).

CENTURIPE e LANUVIO
son gemelli
da più di venti secoli di storia:
l'un di Sicilia, l'altro dei Castelli
accomunati da romana gloria.
Ed oggi, rinsaldando qui i suggelli
dell'amicitia, torni a la memoria
colui che, con mirabile oratoria,
difese di Centùripe i fratelli.
Quell'uomo è Marco Tullio Cicerone,
latino amico de li siciliani,
che dette a Gaio Verre una lezione...
Perciò, riuniti sopra i colli Albani,
in festa attorno al Tempio di Giunone,
col di lui spirto ci stringiam le mani!

Massimo Sirani


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